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Perugia

Visitare Perugia

Si potrebbe perdere un’infinità di tempo a raccontare Perugia, la sua gente, il suo piccolo essere di provincia, di nicchia. Ci si sofferma sulle date storiche, ma non si guarda oltre.
Qualcuno si è mai chiesto perché l’ombelico d’Italia ha il pane sciapo? E perché il crocifisso della Cattedrale della città è testardamente appeso tra i mattoni che abbeliscono la Cattedrale ma fuori da questa?
Alcuni direbbero che siamo strani. Altri che dovete farvi guidare solo dalla curiosità e scoprirete un universo. 

Dunque, Perugia ha una storia degna di nota, è vero. Principalmente la sua nascita viene fatta risalire su su nei secoli fino agli albori della civiltà etrusca e, se ne vogliamo trovare da subito un ricordo ci basta semplicemente trovarci in Piazza Grimana ed alzare gli occhi sull’Arco Etrusco (appunto). Il fatto celebre è che, nonostante i secoli, e nonostante lo snodo stradale che ci passa a fianco (sfido a trovare Piazza Grimana vuota a qualsiasi ora del giorno e della notte) l’Arco è ancora ben saldo sulle sue grandi pietre che, come storia ed architettura vogliono, riescono a mantenere la propria stabilità semplicemente grazie ad un superbo lavoro di incastro, senza un minimo di malta. Meraviglie della tecnica…e della storia. Ammirato l’Arco ci si trova subito di fronte ad un dilemma: proseguire all’interno dell’Arco, su su per Via Ulisse Rocchi fino al centro storico, o passare per via Cesare Battisti a destra? In entrambi i casi non resterete delusi. Per i più tenaci (ricordatevi che Perugia è un continuo sali e scendi) si apre la via di destra, che, seppur in salita, ha il merito di regalare il più bel panorama di tetti della città: piccolo, ristretto ma carinissimo (un po’ di nebbia non guasta l’atmosfera di certo). Bene, siete sopra l’Acquedotto che dal 1254 ha rifornito il centro storico ed è uno dei luoghi ancora cari agli artigiani dell’acropoli. Per chi, invece, ha deciso la via dell’Arco, quella più ripida e rapida, ecco che, dopo una passeggiata si arriverà in centro, si costeggerà il duomo e, sulla destra, vi si aprirà di fronte uno dei più bei panorami della città: la Fontana Maggiore, Corso Vannucci e, appunto, la Cattedrale. Con il suo crocifisso esterno. Vuole la storia, e non tanto la leggenda che, nel 1540 papa Paolo III impose ai perugini di acquistare il sale nelle saline pontificie. Fino a qui niente di strano perché Perugia faceva parte dello Stato Pontificio. Unico problema: il prezzo raddoppiato. I perugini non abbassarono la testa e per tutta risposta da Roma vennero inviati 9000 uomini. La guerra di due mesi vide Perugia cadere: le 70 torri della città vennero demolite - l’unica che resta è quella degli Sciri, in fondo a Via dei Priori (anche questa, viuzza tortuosa che sbuca su Corso Vannucci a lato del Comune), le porte etrusche caddero (escluso l’Arco), mentre veniva costruita la fortezza, la Rocca Paolina, a perenne ricordo della sottomissione di Perugia al papa. Sconfitti ma pur sempre fieri,  i perugini (“il popolo più bellicoso che vi fusse in Italia” come diceva lo stesso papa Paolo III) – non panificarono mai più filoni di pane salato pur di non pagare le tasse al Papa…e lasciarono il crocifisso della Cattedrale fuori da questa. Popolo strano forse. E orgoglioso. Tanto orgoglioso da eleggere l’attuale Piazza Matteotti (che si raggiunge percorrendo via Fani o via Calderini, sulla sinistra proprio di fronte al Comune) come Piazza del Sopramuro e renderla testimone ogni anno della Battaglia omonima. Ora si può solo immaginare quella che, almeno fino al 1425, era la Giostra di Perugia. Immaginate che le case che la circondano verso ovest non ci siano e che l’attuale piazza si affacci fin da subito sulla stupenda spianata che ha come sfondo Assisi. Solo un parapetto a dividervi dalla parte bassa della città. E dei sassi che vi sfiorano continuamente il capo. Siete nel bel mezzo della Battaglia dei Sassi, una violenta sassaiola tra squadre di differenti rioni che durò per tutta l’età medievale. L’abolirono. Il motivo non necessita di spiegazione. Quello che invece resta del periodo è il metro, inciso sulla pietra, a fianco del portone d’ingresso dell’attuale Palazzo di Giustizia. Nonostante rappresenti l’emblema del passato commerciale della città medievale pochi lo notano come pochi sono quelli che notano il cartiglio sopra un piccolo portoncino sopra Via Oberdan. DM. Domus Misericordiae. L’antica ubicazione dell’ospedale di Perugia che fino al 1930 è stato ricovero per malati, indigenti, neonati abbandonati. Ci sono altre due cose che a Perugia non si notano (o che i Perugini sono talmente abituati a vedere da non notare più): l’ingresso del Pozzo Etrusco in Piazza Danti e la stupenda vista che si ha del versante settentrionale umbro da Via delle Prome, vicino alla Biblioteca Augusta, entrambe in zona Porta Sole. Il gusto che si prova dopo una giornata di visita di percorrere quella via ed affacciarsi da quella terrazza valgono davvero i tanti sali e scendi perugini.

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